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GHERE GHERE GHEZ!

Ghere ghere: Ghez!

Ghere ghere: Ghez!

Ghere ghere ghere: Gehz! Ghez! Ghez!


Spregiudicato e irriverente, il grido dadaista saluta i momenti significativi della vita degli aviatori italiani da più di cent’anni. Fin dai campi di volo della Prima Guerra Mondiale, infatti, piloti e specialisti della Regia Aeronautica prima e dell’Aeronautica Militare poi, hanno marcato così il compimento di una missione, il raggiungimento di un traguardo: il primo volo solista, per esempio, la realizzazione di un primato ed anche la partecipazione ad una cerimonia ufficiale.

Cosa voglia dire non si sa e, del resto, non frega niente a nessuno; ciò che conta è il plauso che, con esso, la gente italiana dell’aria riconosce ad uno di sé e lo distingue dai terragnoli. Ciò basta.

Altra tradizione secolare, ma questa volta mondiale, è il battesimo del primo volo da solista con una secchiata d’acqua: da pinguino, uccello con le ali sì, ma che non può volare, ad aquilotto. Ha benedetto anche il mio rientro a terra dopo il primo volo da solista in aliante, a Padova. Recentemente è toccato ad uno dei nostri rientrato dagli States con le ali fresche fresche.

Mi piacerebbe che, ogniqualvolta spunteranno nuove ali nella nostra comunità, al Calderara le si celebrasse in cortile, davanti all’ingresso dell’Istituto, con la secchiata lanciata dal dirigente dal primo piano coram populo, e che la gente della scuola risponda Ghez! al grido solista Ghere ghere. E marcarne così l’avvenuto ingresso nel novero italiano della Gente dell’Aria.


Articolo scritto dal prof. Giuseppe Franchini

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